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Francesco Guccini - Scirocco

23. aprile 2011 by redazione 0 Commenti

Francesco Guccini Francesco Guccini (Modena, 14 giugno 1940)

è un musicista, scrittore e cantautore italiano fra i più importanti e noti.

 

Il suo debutto ufficiale risale al 1967 con l'LP Folk beat n. 1 (ma già nel 1960 aveva scritto L'antisociale); in una carriera ultra-quarantennale ha pubblicato oltre venti album di canzoni. È anche scrittore e sporadicamente attore, autore di colonne sonore e di fumetti.

Si occupa inoltre di lessicologia, lessicografia, glottologia, etimologia, dialettologia, traduzione, teatro ed è autore di canzoni per altri interpreti.

 

È ritenuto uno degli esponenti di spicco della scuola dei cantautori italiani; i testi dei suoi brani vengono spesso assimilati a componimenti poetici, denotando una familiarità con l'uso del verso tale da costituire materia di insegnamento nelle scuole come esempio di poeta contemporaneo. Oltre all'apprezzamento della critica, Guccini riscontra un vasto seguito popolare, venendo considerato da alcuni il cantautore "simbolo", a cavallo di tre generazioni.

 

Il cantautore è nato da Ferruccio Guccini, impiegato delle Poste, originario dell'Appennino pistoiese, ed Ester Prandi, casalinga di Carpi, al n. 22 di via Domenico Cucchiari, a Modena, il 14 giugno 1940. Dopo l'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale, suo padre fu chiamato alle armi e questo evento costrinse il piccolo Francesco ad andare a vivere con la madre presso i nonni paterni, a Pàvana, sull'Appennino tosco-emiliano. Guccini ricorderà più volte nelle proprie opere gli anni dell'infanzia trascorsi sulle montagne dell'Appennino: proprio a Pàvana dedicherà inoltre il primo romanzo Cròniche Epafàniche; molte delle sue canzoni attingeranno da questa ambientazione montanara della quale ha più volte dichiarato di andare molto fiero. Un forte senso di appartenenza ai luoghi di origine della sua famiglia, che descriverà nel brano Radici, avrebbe segnato quindi la sua poetica, divenendo un tema ricorrente dei suoi scritti e dei suoi brani, come ad esempio in Amerigo, che narra la storia di povertà ed emarginazione di un prozio emigrante.

 

Il brano: la musica

La musica è scritta in collaborazione con Juan Carlos Biondini, meglio conosciuto come Flaco (Junín, 4 marzo 1948), chitarrista e cantante argentino.

Originario di Junín in Argentina, si trasferisce in Italia nel 1974; in meno di due anni diviene amico di Francesco Guccini, a lui presentato dalla comune conoscenza di Deborah Kooperman, cantautrice e chitarrista dei primi album del cantautore emiliano.

Biondini collabora anche con altri artisti italiani: Paolo Conte per l'album Un gelato al limon, Claudio Lolli per l'album Nove pezzi facili, Bruno Lauzi, Vinicio Capossela, Sergio Endrigo, Roberto Vecchioni, Ligabue, Eugenio Finardi e alcuni stranieri.

 

Il brano: il testo

Il testo descrive un momento della vita di un amico di Guccini, il poeta Spatola, che viene descritto mentre in un "bar impersonale" beve, e vive la crisi della sua storia d'amore. A quel punto entra un donna sensuale, che ordina da bere, piange, e l'amico di Guccini la guarda, roso dentro dal desiderio e dai rimorsi. Poi la donna va via, senza voltarsi, e soffia su tutto un intenso ed umido scirocco, che Guccini vorrebbe soffiasse ancora, per sconvolgere le nostre vite.

 

 

 

Il brano fa parte di Signora Bovary del 1987

 

  

Testo di una poesia e di uno spessore rari, a mio personale avviso semplicemente meraviglioso come quasi sempre sono i testi di Francesco.

 

soffiasse davvero quel vento di scirocco e arrivasse ogni giorno per spingerci a guardare
dietro alla faccia abusata delle cose, nei labirinti oscuri della case,
dietro allo specchio segreto d'ogni viso, dentro di noi...

 

 

 

SCIROCCO

Francesco Guccini - Juan Carlos “flaco”  Biondini

 

Ricordi le strade erano piene di quel lucido scirocco
che trasforma la realtà abusata e la rende irreale,
sembravano alzarsi le torri in un largo gesto barocco
e in via dei Giudei volavan velieri come in un porto canale.


Tu dietro al vetro di un bar impersonale,
seduto a un tavolo da poeta francese,
con la tua solita faccia aperta ai dubbi
e un po' di rosso routine dentro al bicchiere:
pensai di entrare per stare assieme a bere
e a chiacchierare di nubi...


Ma lei arrivò affrettata danzando nella rosa
di un abito di percalle che le fasciava i fianchi
e cominciò a parlare ed ordinò qualcosa,
mentre nel cielo rinnovato correvano le nubi a branchi
e le lacrime si aggiunsero al latte di quel tè
e le mani disegnavano sogni e certezze,
ma io sapevo come ti sentivi schiacciato
fra lei e quell' altra che non sapevi lasciare,
tra i tuoi due figli e l' una e l' altra morale
come sembravi inchiodato...


Lei si alzò con un gesto finale,
poi andò via senza voltarsi indietro
mentre quel vento la riempiva
di ricordi impossibili,
di confusione e immagini.


Lui restò come chi non sa proprio cosa fare
cercando ancora chissà quale soluzione,
ma è meglio poi un giorno solo da ricordare
che ricadere in una nuova realtà sempre identica...

 

Ora non so davvero dove lei sia finita,
se ha partorito un figlio o come inventa le sere,
lui abita da solo e divide la vita
tra il lavoro, versi inutili e la routine d'un bicchiere:

soffiasse davvero quel vento di scirocco
e arrivasse ogni giorno per spingerci a guardare
dietro alla faccia abusata delle cose,
nei labirinti oscuri della case,
dietro allo specchio segreto d' ogni viso,
dentro di noi...

 

E finalmente ascoltiamola , sentite un pò che bel Tango

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