En lunfardo

Introduzione  -  Introduccion

 

Cos’è ...

image Il lunfardo è una serie di vocaboli che l’abitante di Buenos Aires, il porteño, utilizza in opposizione alla lingua comune, lo spagnolo castigliano. I suoi inconsci inventori sono stati i milioni di immigranti, soprattutto italiani, che a metà dell’800 sono sbarcati nella capitale argentina, e lì si sono fermati in cerca di fortuna. Quando arrivarono l’unica lingua conosciuta era quella delle regioni da dove provenivano, in una babele fonetica e sintattica dove la parlata araba, greca, napoletana, toscana, spagnola, genovese si confondeva l’una all’altra, aggrovigliandosi e deformandosi. Tutti cercavano di trovare un modo per farsi comprendere, perdendo poco a poco le leggi della propria lingua senza trovare quelle del paese che li accoglieva. A livello linguistico l’unico problema era quello di farsi capire, qualsiasi fosse l’idioma parlato.

Dal primo sforzo nacque il cocoliche, il linguaggio di transizione parlato dagli immigranti. Dal secondo sforzo, quello fatto dei figli degli immigranti, derivò il lunfardo.

 

L’origine ...

L’origine della parola sarebbe il termine “lombardo”, natio della regione Lombardia. In un vocabolario romanesco del 1967 si trova: lombardà, lombardare, rubare, lombardo – ladrone. Anche in dizionari della fine dell’800 spagnoli e francesi “lombard” era il termine per definire gli usurai. Probabilmente l’associazione di idee deriva dal fatto che i lombardi si dedicavano ad attività finanziarie, di prestatori di denaro contro garanzia di merci, ovviamente con richiesta di tassi di interessi molto alti.

 

La parola deriva ...

La base del lunfardo è rappresentata dai dialetti parlati nel nord dell’Italia: principalmente il piemontese, il veneto, il genovese ed il lombardo.

Nel primo elenco conosciuto di parole in lunfardo, compilato nel 1879 in una articolo del giornale La Nación, su 53 vocaboli presentati ben 24 erano di origine genovese. L’immigrazione da questa zona dell’Italia non fu più numerosa rispetto a quella di altre regioni. Il fatto importante è che si concentrò nel porto de La Boca. Alla fine del XIX secolo gli abitanti di questo barrio di Buenos Aires parlavano il genovese, e addirittura erano presenti dei bambini nati in Argentina che ignoravano completamente lo spagnolo o comunque per i quali questa era una seconda lingua e non quella materna.

 

Coraggioso, non fuorilegge ...

Una leggenda da sfatare, come molte altre riguardanti il tango, è quella che colloca la nascita del lunfardo nelle carceri o nei postriboli, e gli dà una giustificazione molto riduttiva, il non farsi comprendere dalla polizia, rispetto allo stupefacente risultato di un tentativo di fusione tra culture diverse.

L’equivoco, in cui cadde anche il grande scrittore Borges, è dovuto al fatto che i primi compilatori di dizionari in lunfardo, furono persone che avevano l’esigenza di comprendere il lunfardo per la funzione di polizia che svolgevano. Per questo motivo appresero il lunfardo dalla bocca di delinquenti e detenuti e si concentrarono su quei termini che traducevano e descrivevano azioni malavitose.

Si può invece affermare che una volta creato, il lunfardo ebbe come suo grande protagonista non il delinquente, ma un personaggio tipico della Buenos Aires tra la fine del 1800 ed inizi del 1900: il compadrito. Questi era uno sbruffoncello attaccabrighe, donnaiolo e seduttore che prese dal vocabolario degli immigranti, soprattutto italiani, un gran numero di vocaboli per arricchire la sua parlata.

Più in là del proposito di farsi comprendere, si utilizzò il lunfardo, e si continua ad utilizzarlo, come una credenziale di appartenenza ad un settore sociale determinato, e precisamente il settore sociale composto da gente che, nativa o immigrante, coltivava come specialissima attitudine il coraggio fisico.

 

Cocoliche e gauchesco ...

Il lunfardo non è l’unico modo di parlare che si è sviluppato sulla struttura dello spagnolo parlato nella regione di Buenos Aires; lo sono anche il gauchesco, il cocoliche.

Il gauchesco in realtà è qualcosa di più di un semplice vocabolario. Si tratta di una serie di espressioni arcaiche e regionali spagnole che si acclimatarono e riuscirono a persistere nella campagna bonaerense. E’ uno stile, un insieme di tratti caratteristici di comportamento, un modo particolare di parlare e scrivere, è tutto ciò che può essere definito uno stile campestre. E’ il modo di comportarsi e di parlare del gaucho, cavallerizzo delle interminabili distese della pampa, che è a contatto con la natura, con gli animali, che è furbo e credulone, che guarda la metropoli dal suo paese di campagna con un misto di paura e sdegnoso rifiuto.

Il cocoliche è la parlata di transizione utilizzata dagli immigranti italiani che arrivarono in Argentina alla fine del XX secolo. Non è un’imitazione della lingua madre italiana ma è bensì un gergo ibrido e grottesco che utilizzavano alcuni italiani mescolando la lingua madre con lo spagnolo. Questa parlata aveva molte varianti a seconda dell’origine della persona, il suo grado di cultura, la sua facilità ad adeguarsi alla nuova lingua. Ci fu quindi il cocoliche genovese, calabrese, napoletano. Il termine cocoliche è il nome di una maschera carnevalesca che interpretava l’italiano argentinizzato.

 

 

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