BS Aires

BS come Brescia, Bs AIres come Buenos Aires……..uno strano gioco di parole che comprende la nostra città e la grande capitale Argentina.

 

imageLa capitale del tango
Il murale dedicato a Carlos Gardel, alto cinque piani che domina avenida del Libertador, al centro di Buenos Aires, annuncia con l’energia dei suoi colori sgargianti che siamo nella capitale del tango. Gardel è partito per un viaggio di sola andata. L’aereo su cui volava si è schiantato a Medellìn, Colombia, il 24 giugno del 1935.

Ma il tango è tornato,  anzi, non se n’è mai andato da Buenos Aires. Come del resto il mito dell’eroe argentino, inventore del tango canciòn, non ha mai lasciato queste strade. Il visitatore che mette per la prima volta piede nella sua città se ne rende conto alla svelta. La sua effige, un uomo sorridente con il fedora calato sulla fronte, secondo la moda anni Trenta, fa capolino ovunque. Dal barrio Abasto, il quartiere popolare dove era cresciuto, ai barrios esclusivi di Palermo Viejo e Recoleta, non c’è caffè o confiterìa che non ne riproduca quanto meno una foto, un poster o un quadro. Spesso sono altarini contornati di fiori e luminarie, simili a ex voto. Il Café Tortoni, storico ritrovo fine Ottocento, di artisti e intellettuali, ha fatto di meglio: in un angolo del locale c’è un’opera stile M.me Tussaud, dove a grandezza naturale ci sono Gardel, Jorge Luis Borges e Silvina Ocampo che conversano seduti attorno a un tavolino.

 

 

image La milonga

Impossibile capire com'è vissuto il tango dagli argentini se non si è mai andati a una milonga. E il motivo è che il tango è azione. Si sostiene che le milongas siano anche scuole di vita, dove alla prosa dell’azione quotidiana si sostituisce un codice poetico fatto di disciplina e abbandono.

Lì, ancora oggi in locali come il Salon Canning e La Viruta, al barrio Palermo, come la Confiteria Ideal, El Nino Bien e il Sin Rumbo, milongueros di ogni generazione e classe sociale svelano, notte dopo notte, i segreti di un rituale fondato su stile e passione, ma anche su regole rigorose. L’uomo invita la donna con una “mirada”, guardandola negli occhi. Lei accetta con un cenno del capo, se non gradisce l’invito volta la testa da un’altra parte. Sono previsti tre/quattro balli (tanda). Poi il giro è interrotto da una canzone di altro genere (cortina),  per consentire una pausa. O un eventuale cambio di partner. «Non è questione di età. Nel tango conta l’esperienza», spiega una milonguera italiana in trasferta. «Anzi, i partner più anziani spesso quelli che ballano meglio e ti fanno divertire di più». In genere ogni tanto c’è una tanda di milonghe, musica di origini creole dal ritmo più svelto e allegro, che si considera la coscienza del tango: «Come il blues con il jazz o il son montuno con la salsa, la milonga serve a conservare l’onestà del tango, a mantenere un contatto con le radici».

Inutile fare un elenco dei locali, sarebbe obsoleto nel giro di due settimane.

L'unico consiglio che possiamo dare e' infilarsi in una milonga e prendere una delle tante pubblicazioni gratuite che riportano tutte le milonghe (attenzione: Molte pubblicazioni sono parziali... conviene prenderne diverse e confrontarle... ) dopodiche' ballare un po' e chiedere ai ballerini / ballerine che ci piacciono (nel senso "tanguero" del termine) quali sono le sue milonghe preferite. Noterete che per lo stesso "tipo" di tanguero corrisponde piu' o meno lo stesso "programma settimanale" e vi sentirete rispondere.... Lunes... canning... martes humberto primo (che poi bisogna specificare perche' in Humberto primo ci sono due milonghe...) vabbe' bisogna farci un po' l'orecchio anche perche' spesso le milonghe vengono identificate con il loro indirizzo mentre lo stesso locale cambia completamente nome a seconda del giorno della settimana (oppure del fatto che sia "de la tarde" oppure notturna).

 

In questa speciale categoria troverete spunti, consigli e aiuto per il vostro viaggio Tanghero a Buenos Aires.

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